logotype
login |  register

FAO, un baraccone per burocrati

FAO, un baraccone per burocrati

Combatte la fame nel mondo ingrassando i dipendenti

 

di Guerrino Iacopini

 

Pubblicato su Profili Italia anno II numero 10, dicembre 2009

(clicca sull'immagine per leggere questo articolo nella versione editoriale)


E’ doloroso disapprovare un organismo internazionale come la FAO, che ha per scopo quello di combattere e sconfiggere la fame nel mondo. Ma guardare il suo bilancio e tacere sul fatto che i costi amministrativi superano quelli di programma è ancor più doloroso, e non si può fare a meno di dissentire. Come tutti i predicatori di professione, anche la FAO predica bene e razzola male. Non passa giorno che l’organismo umanitario non si scagli contro le nazioni ricche, ree di non impegnarsi concretamente contro la fame nel modo.  Ma analizzando il documento contabile si nota con sconcerto che gli 800 milioni di cui la FAO dispone necessitano per la maggior parte al sostentamento della sua strapagata burocrazia. Le voci del bilancio strettamente “alimentari”, in cui compare la parola “cibo”, “food”, sono complessivamente tre, per un totale di 90 milioni di euro. Solo il 15% del bilancio generale, scandaloso! L’ActionAid, organizzazione senza fini di lucro che cerca di combattere la fame nei Paesi più poveri grazie all’adozione a distanza, ha stilato una classifica dei Governi che stanno mettendo in atto i sistemi migliori per affrontare concretamente il problema; dopo averli studiati a lungo, ha riconosciuto che le politiche seguite da Brasile, Cina, Ghana, Vietnam e Malawi dimostrano che è meglio affidare i programmi di sviluppo alle singole nazioni, anziché continuare ad arricchire il già straricco personale della FAO. Il direttore generale Jacques Diouf, nel discorso di apertura del vertice sulla “sicurezza alimentare” a Roma, ha chiesto con risolutezza al mondo intero di passare dalle promesse alle azioni concrete, perché “un miliardo di persone soffre la fame, vale a dire una ogni sei, 105 milioni in più rispetto al 2008. Cinque bambini muoiono di fame ogni 30 secondi”. Per questo motivo ha richiesto esplicitamente a tutte le nazioni di contribuire all’aumento dei fi nanziamenti per la sicurezza alimentare, e ovviamente a gestirli sarà la sua agenzia. La FAO accusa il mondo intero di non aiutare abbastanza i poveri del pianeta, urla che la crisi è gravissima e il mondo è all’indigenza, che altri milioni di affamati si stanno aggiungendo al miliardo di miserabili che già oggi soffre la fame e che i 10 bambini al minuto che muoiono di stenti sono anch’essi destinati ad aumentare. E la FAO cosa fa? Spenderà 784 milioni di dollari per affrontare il problema nei prossimi due anni, cioè un milione di dollari al giorno. Come li spende? Una commissione di economisti guidata da Leif Christoffersen e voluta proprio dall’Onu ha accertato che almeno la metà di questi soldi, cioè un milione di dollari ogni due giorni, è spesa per sostenere la struttura burocratica di questo colosso delle Nazioni Unite. Mezzo milione di dollari al giorno per mantenere i funzionari Onu! Con soli 80 centesimi ActionAid non solo sfama un bambino, ma gli garantisce acqua potabile, le più elementari cure mediche e un’istruzione di base, interventi a lungo termine che eliminino le cause di povertà e gettino le basi per un futuro più dignitoso e giusto per tutti. Attraverso un bambino adottato a distanza, tutta la sua famiglia e la comunità in cui vive avranno l’opportunità di costruirsi un domani diverso. Con mezzo milione di dollari al giorno quanti interi villaggi potrebbero essere salvati? Quanti bambini e adulti non morirebbero d’inedia? Quando il presidente del Senegal Abdoulaya Wade dichiarò che “la FAO deve chiudere”, erano già in molti a pensarla come lui e ogni giorno che passa i proseliti aumentano sempre più, anche perché, se proprio vogliamo dirla tutta, ci sono altre agenzie dell’Onu che si occupano degli stessi temi: il Fondo Internazionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura (435,7 milioni di dollari), il World Food Programme (cinque miliardi di dollari), il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (4 miliardi e 440 milioni di dollari). Un totale di circa dieci miliardi di dollari all’anno spesi dalle Nazioni Unite per risolvere il problema della fame nel mondo. Le indicazioni della stessa commissione Onu, 27 milioni di dollari spesi ogni giorno per mantenerne le strutture, dimostrano che la fame nel mondo, se gestita come fa l’Onu, altro non è che un fantastico business, inteso non a salvare le vacche magre, cioè i miserabili del pianeta, ma a ingrassare le già corpulente vacche della burocrazia internazionale, ovvero i funzionari della Cooperazione.

 (Vietata la riproduzione anche parziale degli articoli) ©